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Preambolo alla ricerca storica sui gruppi Neotemplari oggi esistenti:

La questione della Legittimità

 


sigillo

 

Dopo un cammino di oltre quattordici anni nel mondo della cavalleria Neotemplare è per me giunto il momento di iniziare a trarre delle conclusioni e mettere dei punti fermi.

In cavalleria ho incontrato luci ed ombre, uomini che definirei veri astri luminosi ed altri meschini e gretti. Ho incontrato fede e virtù e anche arrivismo e calcolo, e troppi, veramente troppi individui di poco valore nella vita di tutti i giorni e che in Cavalleria pensano di aver trovato un luogo dove poter coltivare la loro importanza personale.

Poi mi sono imbattuto nella secolare questione della legittimità della Cavalleria Templare giunta nel tempo sino a noi e della quale sono membro, e della validità della linea di trasmissione postuma a Jacques de Molay, ultimo vero Magister Templi riconosciuto anche dal Papato.

Tra gli astri luminosi sono orgoglioso di annoverare il mio Comandante, Sua  Eccellenza Fr. Werner Rind, Gran Comandante Generale della Federazione Internazionale OMCTH della quale faccio parte con il grado di Vicecomandante.

Egli, con il consiglio e l’appoggio di Mons. J. Evangeliste Jarque, nostro Cappellano anziano, ha avuto il coraggio e la forza di operare uno strappo epocale all’interno dell’OMSTH creando una distinzione in Cavalleria tra quanti, pur se eticamente corretti, portavano avanti l’idea cavalleresca legati alla massoneria, e coloro che la attuavano nel pieno senso religioso dell’Amore Cristiano rispettando la Chiesa Cattolica e l’Ecumenismo nelle forme che Essa approva e sostiene.

Son passati molti anni da allora: nell’anno 2001 venne approvata la Carta di Montserrat e l’anno dopo, di ritorno da un pellegrinaggio a Poblet, nel corso di una memorabile colazione di lavoro nei pressi di Barcellona ove ero presente, si assegnò il  nome alla nostra federazione, reintroducendo, finalmente e giustamente nella sigla designata, il nome di Nostro Signore:

O.M.C.T.H.= Ordo Militiae Christi Templi Hjerosolymithani.

Dalla presa di distanza dall’OMSTH si curarono molti dettagli: l’antico Ordine della Miltia Christi non ha mai avuto un Gran  Maestro ma un Magister Templi di nomina capitolare ed approvazione papale, così l’OMCTH non ha un Gran Maestro ma un reggente denominato Gran Comandante Generale; in questo modo, non volendo vantare una completa ed autonoma continuità, si sono rispettate le indicazioni della Chiesa, che con la ben nota sospensione “Ad Divinis” ordinava di non ricostituire l’Ordine del Tempio.

La nostra federazione oggi può vantare, grazie al lavoro, alla dedizione e alle opere del nostro beneamato G.C. Generale, la protezione religiosa di un Patriarca Cattolico Orientale, Sua Beatitudine Gregorio III Laham e la protezione nobile del Principe Etiope Asfa Von Asserate, il cui casato si dice discendere direttamente da Re Salomone e dalla Regina di Saba.

Oggi, grazie alla approvazione e protezione che il Patriarca Cattolico Melkita di Gerusalemme e Damasco ci concede nella sua autonomia e in qualità di alleato del Pontefice (giacché il suo status è “Cum Petro, non sub Petro”), la nostra federazione si trova ad avere una legittimazione religiosa che nessun’altra organizzazione neotemplare può vantare, oltre ad una protezione nobile di tutto rispetto e -per i credenti- la più prestigiosa possibile.

Dopo quanto sopra esposto è irrilevante dare importanza a documenti quali la “Carta di Larmenius” che sicuramente è un falso storico e, se non lo fosse, tramanderebbe una genealogia di Gran Maestri non approvati dalla Chiesa.

Inoltre chiunque abbia letto gli atti del processo “Contra Templares” avrà capito che la “Carta di Larmenius” è un documento incongruente con la volontà delle gerarchie Templari. Esse, lasciandosi mettere al rogo con un estremo atto di fedeltà alla Chiesa che nessuno avrebbe osato chiedere loro, si sono immolate per sottrarre il Pontefice Clemente V ai ricatti del Re Filippo IV il Bello. La figura del Pontefice Clemente V deve essere riabilitata in campo cavalleresco dato che dagli atti del processo “Contra Templares” emerge che egli  ha tentato fino all’ultimo di salvare l’Ordine Templare e che l’inchiesta fatta condurre da lui dichiarava innocenti i Templari e li riammetteva ai Sacramenti. Dagli stessi atti processuali del processo “Contra Templares” si evince anche che nessuna vendetta doveva essere posta in atto nei confronti del Papato, battutosi per salvare i Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme.

Oggi possiamo affermare, confortati anche dalla scienza (vedi gli studi pubblicati dalla Studiosa Barbara Frale), che la questione della vendetta nei confronti della Chiesa fu il frutto di una convincente macchinazione e disinformazione massonica;  d’altronde ogni vero Cristiano sa che il Signore Iddio dice “Mia sarà la vendetta e il castigo” Deuteronomio-35.

Personalmente ritengo che dei Gran Maestri riconducibili alla suddetta “Carta” e di quelli susseguitisi dal Duca di Orleans in poi, quasi nessuno sia da citare come esempio di vita cristiana: si annoverano fra questi sanguinari, truffatori, libertini, esoteristi, scismatici, golpisti e massoni di altissimo livello.

Ovviamente la mia idea  e le mie considerazioni sono immutate anche circa l'altra presunta linea di discendenza , pretesa dal Barone Carl Gotthelf von Hund ,questa linea dichiaratamente in seno alla massoneria .

Sebbene da alcuni queste linee di discendenza sono indicate come uniche e vere, esse sono comunque sempre mancanti di qualsiasi ”Imprimatur“ Papale , nonostante l'ordine sia stato assolto al ”Processo di Ravenna” dal Magistrato Papale ed Arcivescovo di Ravenna Rinaldo da Concorrezzo.

La mia idea è che, vivendo nei tempi attuali, la nostra Legittimazione dobbiamo costruirla con la testimonianza di Fede Cristiana, il lavoro e meriti odierni. Certo dobbiamo essere grati a quanti nel corso dei secoli hanno lottato per l’ideale “Templare”, la maggior parte dei quali era sicuramente in buona fede: grazie a molti di loro è stata conservata un’etica che, anche se laica, inevitabilmente è dovuta tornare ad abbracciare nel giusto modo la Fede Cristiana, motore originario di tutta la Cavalleria Occidentale.

 

Non Nobis, Non Nobis  Domine, sed Nomini Tuo da gloriam

 

 

 

Fr. Nadir Balilla Tontini

Vicecomandante della Federazione Internazionale OMCTH e
Priore del Priorato di San Martino OMCTH

 
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IL MANTO  BIANCO  RECANTE  LA  ROSSA  CROCE  PATENTE:

Riflessioni ed esperienze del Priore maturate in lunghi anni di militanza nell’Ordine



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Il traguardo più emozionante e più ambito per chi si avvicina e vuol entrare a fare parte della vera Cavalleria Religiosa Templare è l’onore di poter indossare il bianco manto armato della rossa croce patente.

Questo momento è inteso dai più come un punto di arrivo; Errore madornale!
L’Investitura cavalleresca è solo il punto d’inizio e dovrebbe essere recepita come il riconoscimento da parte dell’Ordine che l’investito ha iniziato a prendere coscienza dei doveri che ha deciso di assumersi nei confronti della Società Umana, della Chiesa Cristiana e dell’Ordine stesso.

Errore grande è anche pensare di essersi elevati di rango avendo incontrato nei meeting internazionali personalità civili o religiose di notevole rilevanza, magari avendo potuto sedere a tavola affianco a loro, avendo la possibilità di parlare in modo confidenziale ed amichevole con queste.
In realtà non si è compreso che chi è veramente grande ha la capacità di abbassarsi e che il prestigio e la considerazione saranno eventualmente dovuti al lavoro che si è riusciti a svolgere nei dettami delle corrette regole.
Il Cavaliere non deve mai dimenticare che il suo agire deve essere improntato alla massima correttezza e modestia e assolutamente non deve lavorare per conseguire “meriti”,  piuttosto è il lavoro che questi svolge che deve essere considerato meritevole.

Purtroppo, nel corso degli anni ho dovuto constatare che il momento più bello è anche il più pericoloso se non si è compreso che il manto è il simbolo di una militanza e che senza lo spirito di servizio, sopra tutto nei confronti dei più umili, ostentarlo è un  non senso.

Il manto bianco non sancisce l’appartenenza ad una élite.

Il manto bianco non sancisce una differenza sociale.

Il manto bianco non è sufficiente a testimoniare una purezza ed una elevazione spirituale raggiunte, anzi ogni volta che ci accingiamo ad indossarlo dobbiamo interrogarci se siamo degni di apparire in quella veste e se siamo degni di quella rossa croce patente che gli altri ci vedranno portare.

Purtroppo noi Italiani siamo per antonomasia il popolo dei” lei non sa chi sono io” e, in genere, chi meno conta più cerca di ostentare.
Purtroppo molti di noi non capiscono che bisogna cercare di crescere dentro piuttosto che tentare di apparire grandi fuori e che l’arroganza è il preludio della caduta. A questo riguardo visto che siamo Cristiani, non dimentichiamoci che i guai sono iniziati addirittura “Nell’Alto dei cieli”, con Lucifero, il più bello e potente angelo ed il primo a cadere. Sono continuati nel “Paradiso terrestre” con  Adamo ed Eva e successivamente visto che l’umanità non riusciva a migliorarsi si sono estesi su tutta la terra, col “Diluvio Universale”.
In seguito, ai tempi del grande e potente re Nimrod, il costruttore della torre di Babele, l’umanità da poco risorta aveva dimostrato di non essere molto cambiata: Insomma noi, per la maggior parte, abbiamo la maledetta tendenza a restare sempre uguali a noi stessi, specialmente nelle nostre pecche!

Ricordiamoci invece che idealmente vorremmo seguire, per quanto la modernità ce lo conceda, le orme di quegli antichi Cavalieri ai quali dopo aver preso i voti più nulla apparteneva se non la loro fede, il loro coraggio, la loro dedizione alla Cristianità. Ricordiamoci che se era loro concesso di conservare un ricordo di famiglia in metallo prezioso, questo doveva essere coperto di vernice nera perché non fosse in alcun modo simbolo di ostentazione.

Con molta amarezza ho dovuto constatare che per troppi il “momento più bello” è stato l’inizio della caduta, ma ciò è comprensibile se, da bravi Cristiani, ci ricordiamo che la leva che il “Maligno Satana” usa con più successo nei nostri confronti è quella della adulazione, facendoci credere portatori di chissà quali capacità esclusive, accrescendo la nostra arroganza e il nostro senso di insoddisfazione, allontanandoci dalla comprensione delle nostre naturali inadeguatezze.

San Bernardo da Chiaravalle, colui che scrisse la regola dei Cavalieri più discussi e ammirati di tutti i tempi, a cui Noi  e la nostra cavalleria ci vogliamo ispirare, affermava che era stolto e non meritevole chi gioiva constatando la propria virtù, poiché se questa era veramente presente era perché il Signore Iddio l’aveva permesso!
Possiamo dunque concludere dicendo che non possiamo considerarci ispirati ai Poveri Commilitoni della Milizia di Cristo, poi denominata del Tempio di Gerusalemme, e odiernamente in modo riduttivo e piuttosto improprio Cavalieri del Tempio o più semplicemente Templari, se non abbiamo capito che neppure la virtù ci appartiene e se  essa è presente in noi è solo perché il Signore Iddio l’ha permesso.

 

Non Nobis, Non Nobis  Domine, sed Nomini Tuo da gloriam

 

Fr. Nadir Balilla Tontini

Vicecomandante della Federazione Internazionale OMCTH e
Priore del Priorato di San Martino OMCTH

 
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"Fondamentalismo e laicismo alle radici della violenza"


Benedetto XVI


di Massimo Introvigne
27-10-2011

 

Al centro dell'evento di Assisi del 27 ottobre Benedetto XVI ha voluto porre un memorabile discorso, pronunciato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, che dà il senso dell'intero incontro.

A rigore ad Assisi non si è trattato di dialogo interreligioso, almeno nel senso che la parola aveva assunto fino a pochi anni fa. Non si è trattato di un confronto teologico fra le religioni alla ricerca di punti in comune. Secondo un'impostazione tipica di Benedetto XVI, l'incontro ha avuto il suo centro in una riflessione sulla violenza. Da dove vengono la violenza nelle sue varie forme e il terrorismo? E come combatterli? Una possibile risposta è che questi mali si possono combattere trovando un minimo comune denominatore fra le grandi religioni, una sorta di nucleo religioso universale, la cui ricerca espone però al rischio del sincretismo e del relativismo. Un certo dialogo interreligioso, anche cattolico, ha battuto per molti anni questa strada. Benedetto XVI ha scelto una strada del tutto diversa, quella dell'appello alla ragione e all'analisi razionale della storia, da cui possono emergere regole del gioco comuni per i credenti delle diverse religioni, e anche per i non credenti, posto che la ragione non è di per sé né cattolica, né musulmana né buddhista, ma è un patrimonio comune di tutti.

Dunque, da dove viene la violenza? All'epoca del primo incontro di Assisi, venticinque anni fa, ha detto il Papa, si poteva rispondere che la violenza veniva in gran parte dal comunismo e dalla divisione del mondo in due blocchi, con il rischio molto concreto di una guerra nucleare. «Allora la grande minaccia per la pace nel mondo derivava dalla divisione del pianeta in due blocchi contrastanti tra loro. Il simbolo vistoso di questa divisione era il muro di Berlino che, passando in mezzo alla città, tracciava il confine tra due mondi. Nel 1989, tre anni dopo Assisi, il muro cadde – senza spargimento di sangue. All’improvviso, gli enormi arsenali, che stavano dietro al muro, non avevano più alcun significato. Avevano perso la loro capacità di terrorizzare. La volontà dei popoli di essere liberi era più forte degli arsenali della violenza».

Perché cadde il comunismo nell'Europa Orientale? «La questione delle cause di tale rovesciamento è complessa e non può trovare una risposta in semplici formule. Ma accanto ai fattori economici e politici, la causa più profonda di tale evento è di carattere spirituale: dietro il potere materiale non c’era più alcuna convinzione spirituale. La volontà di essere liberi fu alla fine più forte della paura di fronte alla violenza che non aveva più alcuna copertura spirituale.». Il Papa dunque ad Assisi ringrazia Dio per la caduta del comunismo di marca sovietica: un ringraziamento per un evento successivo al primo incontro di Assisi, e un ringraziamento doveroso che molti dimenticano di fare. «Siamo riconoscenti per questa vittoria della libertà, che fu soprattutto anche una vittoria della pace. E bisogna aggiungere che in questo contesto si trattava non solamente, e forse neppure primariamente, della libertà di credere, ma anche di essa».

Contrariamente alle profezie su una presunta fine della storia dopo la caduta del comunismo sovietico, la violenza però non si è arrestata. «Ma che cosa è avvenuto in seguito? Purtroppo non possiamo dire che da allora la situazione sia caratterizzata da libertà e pace. Anche se la minaccia della grande guerra non è in vista, tuttavia il mondo, purtroppo, è pieno di discordia. Non è soltanto il fatto che qua e là ripetutamente si combattono guerre – la violenza come tale è potenzialmente sempre presente e caratterizza la condizione del nostro mondo. La libertà è un grande bene. Ma il mondo della libertà si è rivelato in gran parte senza orientamento, e da non pochi la libertà viene fraintesa anche come libertà per la violenza. La discordia assume nuovi e spaventosi volti».

Se «cerchiamo di identificare un po’ più da vicino i nuovi volti della violenza e della discordia», ha detto il Pontefice, possiamo « individuare due differenti tipologie di nuove forme di violenza che sono diametralmente opposte nella loro motivazione e manifestano poi nei particolari molte varianti».

La prima violenza - che ha avuto il suo centro simbolico nell'11 settembre 2001 - viene dal fondamentalismo, da una distorsione della fede che nega la ragione. «Anzitutto c’è il terrorismo, nel quale, al posto di una grande guerra, vi sono attacchi ben mirati che devono colpire in punti importanti l’avversario in modo distruttivo, senza alcun riguardo per le vite umane innocenti che con ciò vengono crudelmente uccise o ferite. Agli occhi dei responsabili, la grande causa del danneggiamento del nemico giustifica ogni forma di crudeltà. Viene messo fuori gioco tutto ciò che nel diritto internazionale era comunemente riconosciuto e sanzionato come limite alla violenza. Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata, che crede di poter accantonare le regole del diritto a motivo del "bene" perseguito. La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza».

Naturalmente, il fatto che il fondamentalismo uccida in nome della religione è sfruttato da chi non ama le religioni in genere per attaccare tutte le loro forme, senza distinguere fra il fondamentalismo che mette la fede contro la ragione e forme religiose dove fede e ragione sono in armonia e in dialogo. «La critica della religione, a partire dall’illuminismo, ha ripetutamente sostenuto che la religione fosse causa di violenza e con ciò ha fomentato l’ostilità contro le religioni. Che qui la religione motivi di fatto la violenza è cosa che, in quanto persone religiose, ci deve preoccupare profondamente. In un modo più sottile, ma sempre crudele, vediamo la religione come causa di violenza anche là dove la violenza viene esercitata da difensori di una religione contro gli altri. I rappresentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad Assisi intendevano dire – e noi lo ripetiamo con forza e grande fermezza: questa non è la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione».

Rispetto ad Assisi 1986 oggi le cose sono peggiorate. C'è un discorso antireligioso aggressivo che sembra dominante e usa il fondamentalismo come pretesto per quello che ritiene possa essere il colpo finale da portare contro la religione.  Questo discorso aggressivamente antireligioso «obietta: ma da dove sapete quale sia la vera natura della religione? La vostra pretesa non deriva forse dal fatto che tra voi la forza della religione si è spenta?». Né si può pensare ingenuamente di rispondere che questi problemi riguardano altre religioni ma non il cristianesimo, e che si potrebbe ottenere da chi propone il discorso antireligioso una sorta di trattamento preferenziale per i cristiani, ammettendo che la religione in genere è violenta e malvagia e il cristianesimo è una sorta di eccezione che conferma la regola. Illusione, perché il moderno discorso antireligioso è anticristiano nella sua essenza, ma anche perché «nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura».

Piuttosto, al discorso antireligioso va obiettato che nel secolo XX, e ancora oggi, non sono le religioni, neppure nella loro versione fondamentalista, a fare più  morti, ma le ideologie che odiano la religione. Il fondamentalismo che esalta la fede contro la ragione si è rivelato tossico, ma il laicismo che esalta la ragione contro la fede trasformandola così in razionalismo, è ancora più tossico, addirittura «senza misura». «Se una tipologia fondamentale di violenza viene oggi motivata religiosamente, ponendo con ciò le religioni di fronte alla questione circa la loro natura e costringendo tutti noi ad una purificazione, una seconda tipologia di violenza dall’aspetto multiforme ha una motivazione esattamente opposta: è la conseguenza dell’assenza di Dio, della sua negazione e della perdita di umanità che va di pari passo con ciò. I nemici della religione – come abbiamo detto – vedono in questa una fonte primaria di violenza nella storia dell’umanità e pretendono quindi la scomparsa della religione. Ma il "no" a Dio ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché l’uomo non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé, ma prendeva come norma soltanto se stesso. Gli orrori dei campi di concentramento mostrano in tutta chiarezza le conseguenze dell’assenza di Dio».

Oggi dopo la caduta del comunismo c'è meno «ateismo prescritto dallo Stato» ma c'è una nuova forma di «"decadenza"dell’uomo, in conseguenza della quale si realizza in modo silenzioso, e quindi più pericoloso, un cambiamento del clima spirituale. L’adorazione di mammona, dell’avere e del potere, si rivela una contro-religione, in cui non conta più l’uomo, ma solo il vantaggio personale. Il desiderio di felicità degenera, ad esempio, in una brama sfrenata e disumana quale si manifesta nel dominio della droga con le sue diverse forme. Vi sono i grandi, che con essa fanno i loro affari, e poi i tanti che da essa vengono sedotti e rovinati sia nel corpo che nell’animo. La violenza diventa una cosa normale e minaccia di distruggere in alcune parti del mondo la nostra gioventù. Poiché la violenza diventa cosa normale, la pace è distrutta e in questa mancanza di pace l’uomo distrugge se stesso».

Ma c'è anche un altro fenomeno, che la Chiesa segue con grande interesse, il cosiddetto nuovo ateismo. «Accanto alle due realtà di religione e anti-religione esiste, nel mondo in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio. Persone del genere non affermano semplicemente: "Non esiste alcun Dio". Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono "pellegrini della verità, pellegrini della pace". Pongono domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza, con la quale pretendono di sapere che non c’è un Dio, e li invitano a diventare, invece che polemici, persone in ricerca, che non perdono la speranza che la verità esista e che noi possiamo e dobbiamo vivere in funzione di essa. Ma chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri».

Che essi non riescano a trovare Dio «dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo a noi credenti, a tutti i credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile».  Solo in questo senso, che esclude dunque ogni deriva relativistica, si può parlare di un impegno comune delle religioni, fondato sulle verità di ragione, sul diritto naturale e su una autocomprensione della categoria stessa di religione che escluda il fondamentalismo e così testimoni più efficacemente per la religione contro il laicismo. Il comunismo è caduto, ma la violenza rimane. Se le religioni - e anche il mondo dei non credenti in buona fede - non si danno regole comuni fondate sul buon uso di ragione la violenza non potrà che continuare. Per questo il Papa ha ritenuto necessario un nuovo evento di Assisi.

 

fonte: www.labussolaquotidiana.it

 

 

 
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Se il Papa apre agli agnostici

di ANDREA TORNIELLI, http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali...

 

 

Benedetto XVI ha celebrato il primo incontro interreligioso di Assisi secondo Ratzinger. E al di là delle precauzioni e dell’insistenza che è stata posta nell’evitare il rischio del sincretismo, la vera novità di questa edizione è rappresentata dall’invito rivolto ai non credenti, anch’essi «pellegrini» nella città di San Francesco.

Soltanto chi non conosce Joseph Ratzinger può stupirsi per questa innovazione. Il Papa teologo, al contrario della rappresentazione che di frequente viene data del suo pontificato, è non soltanto attentissimo al dialogo con chi non crede ma sembra talvolta persino privilegiarlo rispetto al più tradizionale dialogo tra le religioni. Se per quanto riguarda quest’ultimo, Benedetto XVI ha voluto precisare la cornice entro cui inscriverlo, insistendo sull’aspetto culturale, sul rispetto dei diritti umani e sulla necessità di togliere qualsiasi giustificazione all’uso della violenza e del terrorismo in nome della religione, nei confronti dei non credenti e degli agnostici che non hanno chiuso definitivamente la porta della domanda su Dio, il Papa mostra una crescente attenzione.

 

Nel libro-intervista con Peter Seewald pubblicato undici anni fa («Dio e il mondo»), l’allora Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, parlando della fede cristiana, disse parole inequivocabili e lontanissime da ogni tipo di integralismo e fondamentalismo: «La natura della fede non è tale per cui a partire da un certo momento si possa dire: io la possiedo, altri no. La fede rimane un cammino. Durante tutto il corso della nostra vita siamo in cammino, e perciò la fede è sempre minacciata e in pericolo. Ed è anche salutare che si sottragga in questo modo al rischio di trasformarsi in ideologia manipolabile. Di indurirsi e di renderci incapaci di condividere riflessione e sofferenza con il fratello che dubita e che s’interroga». «La fede può maturare - aggiungeva - solo nella misura in cui sopporti e si faccia carico, in ogni fase dell’esistenza, dell’angoscia e della forza dell’incredulità e l’attraversi infine fino a farsi di nuovo percorribile in una nuova epoca».

E il mese scorso, nell’ultimo giorno del suo viaggio in Germania, commentando le parole di Gesù «i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio», aveva spiegato: «Tradotta nel linguaggio del tempo, l’affermazione potrebbe suonare più o meno così: agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei loro peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al regno di Dio di quanto lo siano i fedeli "di routine", che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato da questo, dalla fede».

Ecco perché di sua iniziativa Papa Ratzinger ieri ad Assisi ha ritenuto di rivolgersi anche a quelle «persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio». Queste persone pongono domande sia «agli atei combattivi» che «pretendono di sapere che non c'è un Dio», e li invitano «a diventare, invece che polemici, persone in ricerca, che non perdono la speranza che la verità esista».

Ma soprattutto chi non crede ed è in ricerca chiama in causa gli aderenti alle religioni, «perché non considerino Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri». I non credenti attendono di trovare risposte sul vero Dio, ma l’immagine di Dio che arriva dalle religioni «a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta». Il Papa ha detto ai leader delle religioni mondiali, senza ovviamente sottrarre la Chiesa cattolica a questa responsabilità, che l’agnosticismo oggi «dipende anche dai credenti» e dall’immagine «ridotta o anche travisata di Dio» che essi trasmettono.

 

fonte: http://liberstef.myblog.it/archive/2011/10/28/se-il-papa-apre-agli-agnostici.html#more

 

 
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Riflessioni ed elementari spiegazioni a proposito di:

"Ecumenismo e Cristianesimo antico e moderno"

 

Il Cristianesimo delle origini univa comunità di origini molto diverse tra loro: Gli Apostoli, nel loro peregrinare anche ben oltre i confini dell’Impero Romano (Tommaso giunse addirittura in India), evangelizzarono genti delle più svariate culture, provenienze, costumi e usi, senza considerare poi la più basilare distinzione tra cristiani di origine ebraica e quelli di origine pagana.

 

I Cristiani dei primi tempi erano quasi sempre perseguitati e ciò che li caratterizzava maggiormente era la loro naturale propensione a vedersi uniti e disposti anche al martirio in nome di Cristo, piuttosto che badare a differenze rituali o di  precetti alimentari: Diversi ma uniti in Cristo!

Poi avvenne un cambiamento epocale, nell’Impero Romano durante il regno Di Costantino i Cristiani prima perseguitati divennero liberi di professare pubblicamente la loro fede,in seguito il cristianesimo divenne addirittura la religione di stato. Subito si avvertì la necessità di dirimere questioni teologiche,perché si può affermare che i movimenti ereticali siano nati con il cristianesimo stesso; l’ Imperatore in persona si fece promotore dei Concili Ecumenici, convocando i vescovi, per risolvere le controversie.

Nei primi due concili, di Nicea (325 d.C.) e di Costantinopoli (385 d.C.), che definirono rispettivamente la divinità di Gesù e dello Spirito Santo ( da cui il credo Niceno-Costantinopolitano),  le indicazioni (Dogmi) furono accettate da tutte le chiese.

chiesa armena

I successivi Concili di Efeso(431 d.C.) e di Calcedonia(451 d.C.) non lasciarono unite le ancora giovani chiese.

A Efeso fu condannato il nestorianesimo (unione solo apparente tra natura umana e divina del Cristo), che tra l’altro negava a Maria l’appellativo di “Madre di Dio”,ritenendola genitrice della sola persona di Cristo uomo. Qui  si separarono, per motivi anche politici, le chiese Assire e Persiane(I maggiorenti dell’Impero Persiano ebbero tornaconto da questo scisma in funzione anti Bizantina).

A Calcedonia fù condannato il monofisismo (-Cristo ha solo natura divina, poiché quella umana è fusa in Lui come una sola goccia d’acqua nel mare-). Qui ebbero origine la Chiesa Copta  con le sue filiazioni Egiziana, Etiopica ed Eritrea,la Chiesa Siriaca e quella Armena (foto a lato: immagine di un antica chiesa Armena).

Con il proseguire dell’evangelizzazione a est e a nord sorsero nuove Chiese, alcune i comunione con Roma, altre con Bisanzio, sino ad arrivare al 1054 d.C. quando per motivi teologici, e politici(sopra tutto…) le due Chiese si scomunicarono a vicenda trascinando nello scisma tutte le altre. Poi cinque secoli dopo con la riforma protestante ci furono dolorose lacerazioni anche nella Chiesa d’Occidente.

Fortunatamente ci sono stati anche dei riavvicinamenti e sono nate ovunque  comunità favorevoli all’unione con la chiesa di Roma, sono nate così le” Chiese Cattoliche Orientali” o uniate: Chiesa Caldea(1552 d.C.), Ucraini Cattolici (1595 d.C.),Cattolica Siro-Malabrica (1599 d.C.),  Cattolici Siriani (1662 d.C.), Greco-Cattolici o Melkiti (1724 d.C.), Cattolici Armeni (1740 d.C.), Cattolici Copti (1895 d.C.), Chiesa Cattolica Siro-Malankara (1930 d.C.), Cattolici Etiopici (1961 d.C.).

In tempi recenti il Concilio Ecumenico Vaticano Secondo, voluto da Papa Giovanni XXIII,detto il Papa buono, ha stabilito una vera svolta in tema di apertura verso il dialogo interreligioso  e l’ecumenismo, e da allora tutti i Pontefici che si sono susseguiti hanno lavorato, con risultati incoraggianti, per il superamento di antiche barriere e per  il ritorno di tutte le chiese  (che possano rientrare nei dettami  dell’Ecumenismo) nell’orbita della Chiesa di Roma.

Noi della federazione internazionale O.M.C.T.H. crediamo fermamente che sia doveroso lavorare con serietà, rispetto e spirito di comprensione per la riunificazione del Corpo di Cristo (La Chiesa Cristiana Universale), che ne l corso dei secoli è stato così dolorosamente e vergognosamente smembrato.

Noi pratichiamo l’ecumenismo , i nostri cavalieri appartengono a confessioni diverse, così come i nostri prelati. Nell’Ordine convivono cavalieri e religiosi di fede Cattolica, Ortodossa, Cattolica Orientale, Protestante. Molti vescovi delle varie confessioni sono membri dell’ordine e il nostro Protettore Religioso è il Patriarca Melkita di Gerusalemme e Damasco, Sua Beatitudine Gregorio III Laham, che è possibile vedere in tante occasioni pubbliche accanto a Sua Santità Benedetto XVI, nostro amato Pontefice.

Frequentando i miei confratelli di confessioni diverse, sento come noi semplici fedeli abbiamo il desiderio di condividere in comunione i nostri incontri e le nostre cerimonie, sento che a malapena capiamo certe e a volte capziose diversità, sento che la nostra primaria aspirazione è quella di ritrovarci finalmente riuniti nel Corpo di Cristo.

 

 

Noi  abbiamo capito, che per la maggior parte siamo quello che siamo, solo per una questione di luogo di nascita: Pochissimi hanno scelto da adulti la loro confessione religiosa.

Noi conosciamo bene la differenza tra il pericoloso sincretismo*e l’Ecumenismo, le nostre cerimonie religiose si svolgono sempre dopo precisi accordi sotto la sorveglianza dei nostri rispettivi ministri di culto.

Noi sappiamo bene che, nel rispetto, saremo insieme forti delle nostre diversità!

 

Il Priore

 

 

 

 

*La forma più avversata di sincretismo è quella della New-Age, che vuole accomunare tutte le forme e le dottrine religiose nell’universale bisogno dell’uomo di spiritualità e di divino, tentando di coniugare tra loro anche visioni e percorsi spirituali antitetici.

 

 
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